Quando la pubblicità diventò cultura: l’Italia degli anni ’30 imparò a comunicare con le emozioni.

Negli anni tra le due guerre, la comunicazione di massa in Italia iniziò a fondersi con l’arte, il giornalismo e la vita quotidiana.

Dino Villani fu tra i primi a intuire che la pubblicità non doveva solo informare, ma creare immaginario collettivo. Dai manifesti illustrati (Ramazzotti, Motta, Pirelli) ai publiredazionali sulle riviste (una formula anticipatrice del branded content moderno), Villani costruì un linguaggio visivo e narrativo che parlava a un Paese in trasformazione.

La sua visione portò alla nascita di iniziative oggi parte del patrimonio culturale italiano: il Concorso di Bellezza di Miss Italia (1946) e la Festa della Mamma come evento di comunicazione sociale.