Quando la pubblicità divenne arte — e l’Italia il suo laboratorio creativo.

Negli anni ’30, Dino Villani rivoluzionò il modo di comunicare delle imprese italiane.

Mentre in gran parte d’Europa la pubblicità era ancora semplice testo commerciale, Villani — art director, innovatore e visionario — la trasformò in cultura, esperienza e racconto visivo.

Fu lui a rendere il manifesto pubblicitario una vera forma d’arte: elegante, narrativa, emozionale. Collaborò con maestri come Dudovich, Boccasile e Mauzan, contribuendo a definire l’identità visiva del Paese.

Introdusse inoltre i primi publiredazionali nelle riviste, portando la narrazione dentro la pagina, e fu tra i primi a usare eventi e fiere come strumenti di comunicazione dal vivo — un’anticipazione del moderno “marketing esperienziale”.

Oggi il Fondo Villani Scarpellini conserva questo immenso patrimonio: migliaia di manifesti, schizzi, impaginati e corrispondenze che raccontano come la creatività italiana abbia dato forma alla pubblicità moderna.

📍 1930 – Villani entra in Motta e struttura la professione pubblicitaria in Italia.
🎨 1932–1938 – Età d’oro del manifesto illustrato: l’arte incontra il commercio.
📰 1935 – Nascono i publiredazionali: la narrazione entra nella pubblicità.
🎪 1937–1940 – Villani cura eventi e allestimenti alla Fiera di Milano.
📚 Oggi – Il Fondo Villani Scarpellini custodisce e valorizza questo patrimonio unico.

📖 Scopri le radici della creatività italiana — dove arte, giornalismo e marketing si sono incontrati per la prima volta